ROTTE DI ASFALTO EXPRESS LA VIA PER IL MAROCCO

L’abbraccio di Tetouan ci accoglie nel migliore dei modi per l’ultima notte in Marocco che decidiamo di concludere con la ormai rituale cena di congedo

Hariri, couscous, tajine, shebakia, datteri, tra progetti futuri, aneddoti di moto, passioni, donne, vita, e tutto quello che il Marocco è stato, ancora non consapevoli di quanto questo viaggio avrà da raccontare dentro di noi.
Passeggiamo lungo Rue Sidi Al Mandri, appena usciti dal ristorante Riad El Reducto, con lo sguardo apparentemente distratto, ma in realtà, pieno di lucida e definita soddisfazione per tutto quello che ci è successo fino ad ora, ma il taxi ci aspetta, dobbiamo tornare a casa.

Attraversiamo il Marocco da Nord a Sud con l'obiettivo di raggiungerne l'anima. Raccontare questa discesa è una grande pretesa, ma ho cercato di restituire i diversi volti, i diversi aspetti del Marocco, attraverso i ricordi personali, le storie accadute, i miei compagni di viaggio. Ho proceduto per tappe, per tentativi, a volte a caso. Il Marocco è un’entità viva, impossibile inquadrarlo in uno schema predefinito

Era il 1989 e nelle sale usciva Marrakech Express pellicola di Gabriele Salvatores, con un cast straordinario: Abatantuono, Bentivoglio, Cederna, Alberti, Conti, Catania, per una straordinaria storia di viaggio attraverso il Marocco.
Quelle atmosfere di viaggio così reale, spontaneo, senza intermediari e intermediazioni, meravigliosamente guidato dagli eventi che si succedono chilometro dopo chilometro, mi sono rimaste dentro, e ogni volta che mi ricapita di guardarlo, mi rendo conto di come e di quanto l’abbiano fatto, di come mi abbiano condizionato, non solo per questo viaggio, ma in genere per quello che deve essere ed è il viaggio per me.
Queste sono le premesse dalle quali è nato il Rotte di asfalto Express, la voglia di stupirmi di fronte a qualcosa mai visto e il sogno di emulare una grande storia cinematografica.

Fin dalle prime ricerche, il Marocco, come un colpo di gas all’uscita di un tornate, mi ha velocemente conquistato.
Città, strade, passi montani, laghi, cascate, mare, deserto, il fascino di un mediterraneo nel quale ritrovare delle origini non così poi troppo lontane.
I compagni sono quelli di sempre, affidabili, preparati e soprattutto motociclisti veri, di quelli che si fa fatica a trovare e verso i quali nutro un legame particolare, perché anche grazie a loro i viaggi di questi anni hanno acquisito un valore speciale.
Ognuno con le proprie idee, con il proprio carattere, con le proprie abitudini: Marcello lo definirei meticoloso e scrupoloso, un vero valore aggiunto quando si tratta di programmare e ricercare le mete più interessanti, a volte difficile da gestire però alla fine ti fa sempre dire: "cavolo aveva proprio ragione, questo posto è proprio fantastico!!!"
Lido per me è il Re dei motociclisti sempre pronto e disponibile ad accettare con entusiasmo e con una grinta invidiabile tutti gli eventi che la strada inevitabilmente impone.
Con la sua enorme esperienza è fonte di costante sicurezza, un vero collante per tutto il gruppo, e con lui al tuo fianco, tutto risulta più semplice.
In 11 giorni dobbiamo fare tutto, come al solito non sono tantissimi, ma sufficienti per tagliare il cuore del Marocco da Nord a Sud e macinare chilometri, fatica e sudore, proprio come piace a noi.

Alla dogana in Marocco bisogna essere scaltri e veloci altrimenti non se ne esce più

Per entrare in Marocco è sufficiente avere il passaporto in regola e i documenti della moto: libretto di circolazione, certificato di proprietà (previsto perchè elemento integrante del libretto di circolazione) e il modello D16-TER, una sorta di visto di ingresso per veicolo.
Il modello D16-TER può essere compilato prima di partire, scelta che consiglio, in modo da abbreviare le operazioni di dogana.
In nave, prima dello sbarco, viene apposto sul passaporto un timbro numerato che servirà successivamente per le operazioni doganali vere e proprie, una volta sbarcati al porto di Tangeri Med.
Sbarcati a Tangeri Med bisogna dirigersi per prima cosa alla GARE MARITIME per le operazioni doganali e non all’uscita del porto, altrimenti, come successo a noi, vi rimanderanno in dietro con perdita di tempo non indifferente.
Credete, le indicazioni sono tutt'altro che chiare.
A questo punto ci si può dirigere verso l’uscita per la registrazione della moto con timbro di ingresso sul modello D16-Ter.
Una volta fuori si può sottoscrivere la polizza di assicurazione e volendo, cosa che consiglio, cambiare un po’ di soldi, soprattutto se come noi, avete previsto il passaggio autostradale fino a Tangeri.

Prima tappa Fes e la strada da percorrere sarà la nazionale N2 attraverso la regione del Rif

Tangeri ci da il buongiorno con una bellissima giornata di sole, le ore di sonno purtroppo non sono state molte causa il dilungarsi delle operazioni doganali, ma dopo un’ottima colazione, la vista delle moto parcheggiate in terra d’Africa, ci restituisce tutta la carica necessaria per dare inizio al Rotte di asfalto Express.
Ancora non mi sono abituato al cambio di continente ma quello che vedo, non so perché, mi fa sentire a mio agio fin dai primi chilometri.
Il traffico per lasciare Tangeri è piuttosto regolare e si snoda lungo vialoni stile “imperiale” che senza troppa fatica ci accompagnano all’ingresso della N2.
La strada fin da subito ci piace, tante curve che si susseguono sicure e regolari in un ambiente via via sempre più montuoso.
Dopo una settantina di chilometri, sulla nostra sinistra, arroccata su un versante del Rif, ecco apparire la bellissima Chefcha0uen dai suoi tipici colori azzurri, perfettamente integrati con il verde e il bruno delle montagne circostanti. Il tempo di uno sguardo e di un arrivederci, si perché ci torneremo lungo la via del ritorno, e Chefchaouen sparisce dietro i nostri specchietti.

Puntiamo verso Ketama dove lo svincolo per la N8 ci porterà dritti dritti a Fes.
La strada continua ad essere molto piacevole ed ottimamente asfaltata, gli unici problemi li troveremo all’attraversamento dei paesi Bab-Taza, Ketama, Ain-Aicha.
Caos infernale, il mondo sembra essere per strada: macchine, pullman, pedoni, mercati a bordo strada, tutto molto pittoresco e di effetto devo dire, ma attenzione, qui l’equilibrio può diventare decisamente precario, il fondo stradale nei piccoli paesi del Marocco è decisamente malmesso ed isidioso.
Ancora non abbiamo punti di riferimento e per la sosta benzina non sappiamo bene cosa fare. Ci guardiamo con un bel punto interrogativo stampato in faccia, la fame inizia a farsi sentire, entriamo in una sorta di bar dell’area di servizio,  ma di cibo niente, nemmeno l’ombra.
Nel caos stile metropolitano risalta l’odore ed i fumi di brace di chioschi che arrostiscono a tutto andare a bordo strada, tra fango, polvere, e tubi di scappamento arrugginiti e maleodoranti.
Facciamo ancora qualche altro chilometro e Lido, entusiasta, ci invita con una certa decisione a fermaci in una di queste improbabili macellerie a cielo aperto.
Ci troviamo in una macelleria improvvisata, in una piazza improvvisata, in un paese non ben definito del Marocco a farci
arrostire pollo, manzo e agnello con tutte le incertezze del caso, ma pieni di quello spirito avventuriero e avventuroso necessario per affrontare un viaggio del genere, con una grande curiosità di scoprire cosa ci riserverà questa bellissima terra e tutta la voglia di sentirci il più possibile parte di essa anche se solo per un breve periodo.
Riprendiamo il cammino sulla N8 che ci porterà a Fes senza troppi problemi ma la mappa del navigatore non è sufficientemente definita per entrare nella medina, dove abbiamo prenotato il nostro riad.
Non so come e perché ma vengo affiancato da un uomo in motorino che mi fa capire che vorrebbe aiutarmi.
Il primo istinto è di mandarlo ad un nostrano quel paese, poi, perplesso, sommerso dal traffico locale, e completamente disorientato, con riluttanza cedo.
Inizio a seguirlo, e dopo avergli detto il nome del riad eccoci, che incredibilmente, arriviamo alla meta, tra slalom improbabili nel traffico impazzito e un sali scendi tra le viuzze della città vecchia.

In Marocco presto si capisce il grande rispetto nei confronti dei turisti, tuttavia, se vi capita di essere aiutati, una mancia è molto gradita e probabilmente aspettata, alla fine non si fa niente per niente e tutto il mondo è paese.

Ottima prima giornata che si conclude con una buona cena in un ristorante tipico e finalmente una bella dormita.

Niente è lasciato al caso anche la scelta di dove alloggiare per un'esperienza realmente autentica e libera da vincoli

Per il Rotte di asfalto express abbiamo bisogno di tutta la libertà possibile, libertà di poter scegliere dove, come e quando, cosa fare senza nessun vincolo, per questo, i nostri alloggi, li sceglieremo volta per volta, privilegiando spesso il piacere di riservarci un buon letto in una delle tante riad disponibili.
Le riad sono abitazioni tipiche che si sviluppano attorno ad un salone centrale arredato da piscine, fontane, alberi da frutto o più semplicemente da un salotto finemente arredato. Da provare senza alcuna ombra di dubbio.
Continuiamo a battere la N8 verso sud per la prossima tappa, le Cascades d’Ouzoud.
Sarà senza dubbio la giornata più dura, la più dura che possa ricordare, nemmeno le strade interrotte dell’Albania mi hanno riempito di così tanta fatica e voglia di dire basta!

Il cielo presto si fa nero e carico di pioggia, il tempo di indossare l’antipioggia ed inizia a venire giù il monto sotto forma d’acqua.
Condizioni veramente complicate, veri e propri guadi si riversano in più punti della strada, macchine e camion da sorpassare, visibilità ai minimi termini, fondo ricoperto in alcuni tratti da pericolose scivolose strisce di argilla depositate dalle copiose discese d’acqua.
Ci fermiamo più volte, un buon the bollente ci aiuta a tamponare tutta l’umidità accumulata, che ormai le tute a stento trattengono fuori, ma niente, nessun accenno di miglioramento.
I chilometri da fare sono ancora tanti inizia ad essere tardi, sono stanco.
Con grande fatica arriviamo a Beni Mellal, il tempo di accostare e dico ai miei compagni di viaggio basta, fermiamoci, mentre nel mio navigatore già avevo aperto la lista di tutti gli hotel disponibili.
Ci affidiamo a booking, parcheggio come viene, l’unica cosa che voglio è una doccia bollente, sono veramente molto molto stanco.

Risalire in sella dopo una tappa come quella appena trascorsa non è semplice, ci vorrebbe almeno una mezza giornata in più di riposo, che purtroppo proprio non abbiamo.
Risveglio che inizia nel totale disordine con una distesa di indumenti stesi, nel non troppo riuscito tentativo di asciugarsi, riempiono la nostra stanza e il rumore del phon infilato negli stivali di Marcello, che con grande affanno sbuffa aria calda con l’obiettivo di asciugare il non asciugabile.
Scuoto la testa e la infilo sotto il cuscino sperando possa essere solo un incubo.
Spalanco gli occhi appena inizia l’ennesimo canto del muezzin, e allora realizzo che non è un incubo, peggio, è la realtà.
Realtà che a questo punto voglio lasciarmi al piu’ presto alle spalle così come gli indumenti ancora umidi del giorno precedente.
Ripartiamo con il cielo ancora sotto l’influenza del temporale e una fastidiosa aria umida.
Le pozze d’acqua lungo la strada pulsano di vita sotto le nostre moto schiaffeggiando di volta in volta la carena della mia Yamaha FJR1300 con schizzi di un grigiastro fango appiccicoso.
La rotta è sempre quella lungo la Nazionale N8 che ci farà arrivare a Marrakech, prima però, dobbiamo recuperare la sosta alle Cascades d'Ouzoud, tappa mancata di ieri.
Il cielo piano piano si apre e lascia spazio ad un promettente sole.
Un leggero tepore mi avvolge in modo piacevole e rassicurante, i guanti, così come gli stivali, ancora intrisi d’acqua, cedono ad un timido calore, ed iniziano ad asciugarsi. Finalmente una bella sensazione di sollievo, riprendo a carburare, torno a rilassarmi.
La strada è molto bella e sale di quota con una serie di curvoni che mi restituiscono tutto il piacere della guida, complice anche un fondo dalla tenuta perfetta e i miei nuovi Bridgestone Battlax T31.
Sono quasi asciutto, mi sento bene, la moto spinge forte, la porta del Sahara ci aspetta.
Svoltiamo a sinistra, lasciando la N8 per imboccare la R304, verso Afourer e Bin El Ouiodane, per raggiunge le Cascades d’Ouzoud da sud.

Meravigliosa è la vista del Lago di Bin El Ouidane e la sua diga.
Allo svincolo per Azilal una pattuglia della Polizia ci ferma per un controllo di routine, gli agenti ci chiedono i documenti, la provenienza e la nostra destinazione.
Il tutto avviene in modo molto cortese e senza problemi, ma la cosa che mi ha colpito è stata la netta sensazione che sapessero già quali fossero i nostri movimenti e che con le loro domande volessero averne conferma.
La presenza discreta delle forze dell’ordine è una costante sulle strade del Marocco, una pattuglia è sempre presente all’ingresso di ogni città, e il più delle volte per smarcarsi è sufficiente un cenno di saluto e ringraziamento, dopo tutto siamo in Marocco è il turista è sacro anche per le forze dell’ordine.
Le Cascades d’Ouzoud sono state la cosa che mi è meno piaciuta, ciò non toglie che non valga la pena arrivarci, se non altro per interrompere la monotonia della N8 che altrimenti da Beni Mellal, uscita dalle montagne, si fa più rettilinea e noiosa fino a Marrakech.

Finalmente il Marocco ci spalanca le sue porte per il Sahara

Il primo grande obiettivo è raggiunto, siamo in piazza Jemaa El Fna, il cuore pulsante del Marocco.
Dalla terrazza del Cafè de la Poste di Marrakech, sorseggiando un ottimo the alla menta, si può ammirare tutto lo spettacolo della piazza Jemaa El Fna con i suoi cartomanti, maghi, cantastorie, incantatori di serpenti.
Ci addentriamo poi nel souk con i suoi mercanti di gioielli berberi, stoffe, spezie e terre colorate.

Per godere a pieno questo spettacolo bisogna lasciarsi trasportare dall’istinto, sperando che il vostro non vi porti a mangiare sotto i tendoni dei chioschi della piazza.
Li il nostro istinto ha toppato alla grande, cibo pessimo e atmosfera da turisti da spennare, meglio quindi osservarne i colori, le luci, i contrasti e l’andirivieni frenetico, solo da lontano e preferire uno dei tanti ristoranti a bordo piazza dove potersi rilassare in un ambiente decisamente più accogliente e di qualità.

Man mano che si scende verso sud, il Marocco mi piace e mi attira sempre di più.
Mi sento a mio agio e quello che mi circonda risponde a pieno alla mia esigenza di trovare quel qualcosa in più di ancora non visto.
Senza dubbio i colori la fanno da padrone, e se nella parte settentrionale a predominare è un verde intenso, florido, carico, rigoglioso, quasi pulsante, man mano che scendiamo verso sud la presenza dei colori ocra e grigi inizia a farsi spazio, l’aria diventa  più secca e polverosa e da Marrakech, definita non a caso la porta del Sahara, lo stacco diventa più netto, evidente, ci si avvicina alle dune d’orate del deserto.

Nella programmazione di un percorso, cartina alla mano, parto sempre da alcuni punti cardine dai quali poi sviluppare il resto dell’itinerario, ecco quindi che dopo Marrakech il prossimo vay point è il Passo Tizi n Tichka.
Nelle mie ricerche ne leggo molto bene e la cartina sembra confermare, però credete, nulla di paragonabile alla bellezza che troveremo sotto le nostre gomme e davanti i nostri occhi.
Da Marrakech imbocchiamo la N9 seguendo le indicazioni per Ouarazate e dopo una trentina di chilometri sbuchiamo nell’Alto Atlante.
La strada è magnifica, un susseguirsi di curvoni veloci e tornanti ben disegnati e soprattutto ben asfaltati.
Ci divertiamo un mondo, superiamo ed incrociamo, una presenza notevole di moto, il saluto non manca mai.
Si sale forte fino ad arrivare in cima al passo a quota 2260 metri, unica pecca il fastidiosissimo vento, che temo non sia una caratteristica isolata di giornata, ma una costante del luogo.
Visto dall’alto, il disegno spigoloso delle montagne, sembra inghiottire la strada appena fatta, dando tutta la dimensione dell’imponenza che ci circonda.
I solchi delle acque che lungo i versanti, defluiscono dallo scioglimento delle nevi, indicano che qui, nonostante non siamo così lontani dal deserto, l’inverno picchia forte.
Lungo la discesa verso Ouarzazate, deviamo per una rapida visita ad Ait Benhaddou  città patrimonio dell’UNESCO nota per essere stata il set cinematografico di film quali Lawrence d’Arabia, Gesù di Nazareth, Il Gladiatore.
Lo skyline della città rossa è di sicuro impatto, all’interno di un’oasi di palme accarezzate dalle anse sinuose del torrente Asif Ounila.
Decisamente al di sotto delle aspettative la visita della kasba, ormai deserta e privata di tutto il suo fascino da una presenza massiccia e se vogliamo un po’ kitsch di turisti.

A Ouarzazate prendiamo la direzione verso la Valleè du Dades e Boumalne Dades.
Ci muoviamo longitudinalmente lungo la catena dell’Alto Atlante sulla N10 fino all’incrocio per la R704, che imboccheremo per raggiungere le Gorge du Dades e concludere dopo pochi chilometri la tappa di giornata.
Le Gorge du Dades rappresentano un bellissimo esempio di ingegneria infrastrutturale applicata al paesaggio, che vale assolutamente la pena percorrere e fotografare, nonostante la strada, poco dopo Msemrir, si interrompa e possa essere percorsa solo da mezzi adatti, cosa confermata anche dagli abitanti del luogo, che mi sconsigliano, ad ampi gesti e non solo, di proseguire.
Peccato perché l’anello che lungo la R704 e la R703 si ricongiunge alle Gorge du Todra dovrebbe essere qualcosa di veramente notevole.

Siamo nel cuore dell’Alto Atlante, in attesa della nostra cena sorseggiando un ottimo, e sempre bollente, the alla menta, contemplando il nulla che ci circonda.
Ci intratteniamo con il nostro oste raccontando la nostra esperienza e il grande entusiasmo che ne sta derivando, complici le bellezze della sua terra.
Le nostre parole e i nostri sguardi convinti, suscitano un senso di compiacimento nel nostro interlocutore, il quale ci riempie di preziose indicazioni e suggerimenti su come proseguire la strada verso il deserto.
E’ proprio in circostanze come queste che si può apprezzare tutto il bello di essere liberi da vincoli, prenotazioni, orari, tutto il bello di potersi organizzare in base a quello che accade lungo il percorso.

Quando si sta tanto tempo in strada, trovare spazio per fare altro è dura, ma il viaggio essenziale, e se vogliamo per certi versi spartano, che si affronta in moto, e che spesso ci conduce lontano dal mondo, lontano dalle connessioni, ci restituisce il tempo prezioso per parlare.
Tra di noi a fine giornata si parla del più e del meno ma anche di cose serie, a volte ci si confida

Veniamo messi in contatto con un suo fantomatico cugino per organizzare, il giorno dopo, una discesa su cammello nel deserto per ammirarne le mutazioni in attesa del tramonto.
La cosa, e soprattutto la sua incertezza, ci piace, ci fidiamo, e siamo curiosi di vedere dove finiremo e cosa ci potrà aspettare.
Prima di salutarci l’oste ci suggerisce di lasciare la N10 per imboccare la nuova e asfaltata R113, dopo Tinerhir, per connettersi poi alla N12 ed arrivare dritti dritti a Merzouga e il deserto del Sahara.
Accetto molto volentieri il suggerimento e gliene sarò davvero grato perché la R133 è bellissima.
Ci troviamo a ridosso tra la regione di Jbel Sarhro e la regione di Jbel Ougnat e tutt’intorno un paesaggio lunare, con toni di grigio, che a tratti, forse per il loro aspetto severo, incutono un po’ di timore, ma vi assicuro che il tutto è incredibilmente ed esageratamente bello!
Poco prima di arrivare all’incrocio di Tinerhir per la R113, risaliamo per le Gorge du Todra per completare quell’anello simbolico con le Gorge du Dades, visitate il giorno prima.
Deviazione molto molto bella e suggestiva e tra una foto ed un caffè non resisto all’acquisto di un tagelmust, lunga fascia di tessuto, che avvolta attorno alla testa, diventa il tipico turbante indossato dalle popolazioni del Sahara.

La N12 è una lunga lingua di asfalto che corre e si fa spazio in un deserto sempre più presente.
I cartelli stradali ci indicano di fare attenzione alle probabili dune che si possono incontrare lungo la strada, fantastico, finalmente ho trovato il deserto, ho trovato quello che cercavo ed è proprio qui di fronte a me.

Mi trovo in cima ad una duna nel mezzo del deserto del Sahara, dopo circa un’ora di traversata a cavallo di un dromedario, circondato da sabbia e schiacciato da un cielo di un azzurro meraviglioso, che si fa quasi fatica a guardare per quanto sia bello ed intenso

Non so bene se sia la luce del cielo a conferire questo colore d’orato alla sabbia, o la sabbia d’orata e creare questo incredibile contrasto e dipingere il cielo di azzurro cobalto.
Fatto sta che ce l’abbiamo fatta, il nostro obiettivo l’abbiamo raggiunto seguendo la strada che volevamo e trovando quello che cercavamo.
L’entusiasmo è alle stelle e già pensiamo a come e quando tornare e che avremmo dovuto rifarlo in sella a sgangherate off road.
Lentamente il sole scivola dietro le dune, tirandosi dietro un malinconico velo d’ombra, che si adagia su tutta la distesa di sabbia, quasi volesse preservarla.
Il giorno si spegne a favore di un tramonto incredibile che solo la completezza di uno sguardo e la sensibilità della natura umana possono comprendere o descrivere.

Per cena siamo ospiti dal nostro cammelliere nella sua casa nella periferia di Merzouga: the alla menta e arachidi per aperitivo, cous cous di manzo e verdure come portata principale e frutta come dolce.
Prima di iniziare il pasto, nel pieno rispetto della grande ospitalità berbera, il cammelliere ci fa compagnia, cerchiamo di scambiare due chiacchiere in un francese a dir poco improvvisato che a quanto pare però risulta efficace.
Tra discorsi improbabili, buon cibo, risate e fiumi di the alla menta, si conclude la nostra cena e il cammelliere ci riporta sani, salvi e soddisfatti alla riad.
Prima di rinchiuderci nelle nostre stanze, facciamo il punto della situazione sdraiati a bordo piscina ad osservare il cielo d’Africa.

Al rientro rimangono due tappe per lo più di trasferimento Ifrane e Tetouan con intermezzo nella città azzurra Chefchaouen, che ritroveremo per una merita sosta.

Lasciamo quindi Merzouga e il deserto del Sahara con gran dispiacere, prendiamo la N13 in direzione nord verso Errachida e Gorge du Ziz.
La qualità dei luoghi e delle strade che attraversiamo, si mantiene altissima e a quanto pare il Marocco non riesce proprio a deludere.

Ifrane e la piccola Svizzera del Marocco

Arriviamo ad Ifrane, chiamata la piccola Svizzera del Marocco, e non fatichiamo a capirne il perché.
Ci accoglie, sotto una fine pioggia britannica, una nebbia incredibile e una umidità pazzesca degna delle nostrane vette alpine, un contrasto incredibile con le atmosfere del deserto lasciate qualche ora prima, improvvisamente sembra di essere piombati in Europa.

Siamo così arrivati all’ultima giornata prima del rientro, impossibile lasciare via Chefchaouen e il grande colpo d’occhio che è in grado di accendere, sicuramente una delle cose più suggestive di questo viaggio.
Incorniciata nei versanti del Rif, Chefchaouen spicca per le sue tipiche tonalità che vanno dal blu all’azzurro al celeste a colorare le antiche murature della città, una vera goduria per gli amanti delle foto.
Girovaghiamo senza una meta tra le viuzze del borgo fino a raggiungere una piazzetta lontana dalla folla turistica e frequentata da locali che sbraitano contro una tv che trasmette una non ben precisata partita di calcio.
Ci guardiamo un po’ intorno, ci piace, ci sediamo ed ordiniamo un bicchiere di bollente e fumante the alla menta, che ancora non lo sappiamo, ma sarà uno degli ultimi.

Il Rotte di asfalto Express praticamente finisce qui a Chefchaouen e d’ora in poi quello che rimane sarà un piacevole sottofondo, un po’ triste, quas fosse una canzone di Leonard Cohen

Un viaggio ricco, forte, denso, come il caffè che esce dalla nostra moka e che anche in questa ultima notte d’Africa, a Tetouan, non vogliamo farci mancare.

Ogni volta che si varca un limite, una frontiera, succede che i confini che poco prima sembravano lontani, ora sono a portata di mano, e quello che fino a poco tempo fa sembrava straordinario, di colpo diventa ordinario.
A fatica riesco a togliermi di dosso la polvere del deserto, ma mentre riordino le mie idee ascoltando Lucky Man dei The Verve, se allungo le mie mani verso sud riesco a toccare l’Africa.

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