ROAD TO ALBANIA 442

Poche sono le certezze all’avvio del Road to Albania 442 una bozza di itinerario seppur ben studiato, un bagaglio minimalista, tanto entusiasmo e la certezza incrollabile di volermi affidare alla mia Yamaha FJR 1300.

Il bicilindrico MarcelloLo scopo è proprio quello di cercare di vivere al massimo e con intensità questo viaggio e la strada in tutte le sue sfaccettature senza che programmi troppo rigidi possano comprometterne l’alto tasso di avventura.
Siamo in due, io e la mia inseparabile Yamaha FJR 1300 e un bicilindrico incallito, Marcello con la sua BMW R1200GS.
Un preziosissimo compagno e alleato, che con le sue intuizioni, ha reso questo viaggio ancora più denso e ricco di significato.
Croazia, Montenegro, Macedonia, Kosovo e Albania sono le nazioni che andremo o proveremo ad attraversare.
Entrare in Albania non è cosa facile soprattutto se si decide di farlo dalle zone di frontiera più remote, non di certo per le operazioni doganali, ma perché molto probabilmente non troverete una strada percorribile se non a dorso di mulo.
Tutto fila liscio tra Croazia e Montenegro, ovviamente in questo caso fare la costa non è tanto un piacere ma un obbligo.
E’ semplicemente fantastica, un sinuoso e seducente susseguirsi di curve a ridosso del mare da percorrere in totale relax.
Non c’è un posto che non meriterebbe almeno una sosta fotografica ma la prima tappa sarà solo a Sarajevo e Mostar.
L’antracite dell’asfalto ed il turchese del mare formano una indissolubile coppia fino alla deviazione per Metkovic punto in cui ci introduciamo nell’entroterra croato-bosniaco, che a dir il vero, non è meno entusiasmante e ricco di spunti del precedente e più rinomato percorso.
Un percorso solcato dal fiume che tra gole, insenature e gallerie a nudo nella roccia, ci porta a destinazione, Sarajevo.
Sulla bellezza ed i significati storici di Sarajevo e Mostar non c’è molto da aggiungere, secondo me invece merita una menzione speciale Jablanica, bellissimo bacino lacustre dalle intense tonalità di blu e verde, imperdibile sosta contemplativa.
L’obbligo della costa inevitabilmente richiama all’ordine, soprattutto se l’obiettivo è quello di raggiungere le gole di Kotor in Montenegro e Sveti Stefan per il fine tappa di giornata.

Accattivante è il Montenegro, con strade tenute benissimo tanto che, se non fosse stato per la segnalazione di un autista molto gentile, sarei ancora li a scontare la “pena” per aver superato i limiti di velocità in modo a dir poco sconsiderato.
Tutto continua a filare liscio, troppo liscio, nessun intoppo, strade perfette, tabella di marcia rispettata alla perfezione.
Da Sveti Stefan si sale, passando per Podgorica, verso il Kosovo.
Il Kosovo appunto rimarrà l’unica vera delusione della spedizione, un problema burocratico ci obbliga a rientrare in Montenegro e riorganizzare quindi il road book per la giornata successiva.
Ci ospiterà la naif Rozaje primo paese incontrato lungo la via del rientro dalla frontiera kosovara, la stanchezza è tanta e non è il momento di andare troppo per il sottile.
Il primo approccio con l’Albania è a dir poco brutale, vero è che abbiamo fatto di tutto per far si che non potesse essere altrimenti.
L’ingresso che abbiamo deciso di “forzare” è il confine settentrionale tra Gusinje (MNE) e Vermosh (ALB).
Qui tutto il nostro spirito di avventura è appagato nel giro di pochi chilometri.
Una strada fino ad allora perfetta si trasforma, appena varcato il confine albanese, in una distesa di ciottoli, fango, sterrato di vario genere, improbabili ponti in legno per finire dritta dritta nel letto di un fiume.
Fornelletto da campo, moka e un buon caffè, consumato a ridosso del guado, per trasformare un imprevisto in un piacevole diversivo che ha reso questa giornata, così come tutto il resto del viaggio, assolutamente speciale, grazie anche a Marcello ed alla sua GS accessoriata Bialetti. Il rientro a Podgorica a questo punto è inevitabile.

Si dice che la notte porta consiglio o in questo caso “sconsiglio” e con l’idea del Kosovo ormai impraticabile, la Macedonia ci è sembrata la giusta soluzione di ripiego, destinazione Lago di Ohrid.
L’Albania ci apre le sue porte al valico di frontiera di Hani i Hotit, poche le cose da segnalare se non un continuo senso di instabilità ed incertezza che cresce man mano con il susseguirsi dei chilometri.
E’ la giornata più dura dove ci scontreremo con tutta la difficoltà dell’affrontare percorsi lontani dalle strade principali, seppur segnati nella cartina stradale.
Si perché in Albania può accadere che non ci sia differenza tra lo scegliere la strada giusta o la strada sbagliata, perchè l’unica soluzione possibile rimane quella di tornare indietro.
Quindi da Hani Hotit lungo la SH29, giù per Skoder fino a Lezhe, poi Burrel per arrivare a Maquellare e fare ingresso in Macedonia, ma questo come avete capito non è un viaggio normale e a Maquellare non ci arriveremo mai.
Proprio quando ormai sembrava fatta ed iniziavo a rilassarmi, pensando che questa strada ci avrebbe portato a destinazione, ecco che improvvisamente, arrivati a Klos, l’asfalto si interrompe e la deviazione lungo un sentiero fangoso risulta l’unica possibilità per proseguire.
In mezzo al nulla, tanto fango all’orizzonte, anche la richiesta di informazioni è vista in modo diffidente, sono stanco e demoralizzato dall’idea di dover tornare un’altra volta indietro ma questa è l’unica via possibile se non voglio lasciare la mia FJR impantanata e dispersa nell’inaccessibile entroterra albanese.
La concentrazione è massima, non ci si può distrarre, lo sguardo inchiodato a terra per evitare e gestire le tante insidie di questa strada, poi l’arrivo liberatorio a Ulez e all’autostrada fino a Tirana.
La stanchezza è devastante ma questo non ci impedisce di apprezzare a pieno la bella strada, che sotto la luce del tramonto, ci porta da Tirana, passando per Elbasan, Librazhd, fino in Macedonia e quindi a Ohrid.
Più di dodici ore di moto per concludere una giornata incredibile, brutale, faticosa, imprevedibile, ingestibile senza dubbio la più dura.
Da qui fino alla costa, parte finale del viaggio, ancora c’è molta strada da fare ma ormai il punto di non ritorno è abbondantemente passato.
Continuiamo ad alternare tratti asfaltati a sterrati e fangosi, come fosse un normale ordine delle cose, ormai siamo propri di questa terra che ci ha assorbito con tutta la sua incertezza e tutto il fascino che in essa è contenuto.
BeratIl punto di congiunzione tra l’entroterra e la costa è la caratteristica cittadina di Berat una delle città più antiche dell’Albania e patrimonio dell’UNESCO.
Grande ospitalità, ottimo cibo e una atmosfera accogliente è quello che troviamo a Berat, non potevamo chiedere di meglio per ricaricare le pile prima di affrontare il gran finale.
Il bello dell’andare in moto è che si passa la maggior parte del tempo soli con se stessi, e sempre con se stessi, almeno nel mio caso, si ha tutto il tempo di porsi le “grandi questioni della vita” e così spesso mi trovo a chiedermi ad esempio cosa o chi me lo fa faccia ancora fare.
Fortunatamente altrettanto spesso la risposta mi arriva dritta sparata nei miei occhi.
La risposta è e sta nell’improvvisa ed inaspettata scoperta, quell’imprevisto che tutti noi motociclisti speriamo e cerchiamo ogni volta che usciamo in strada.
Un paesaggio, un profumo particolare, una tonalità di luce, insomma anche un piccolo dettaglio, un qualcosa che sia in grado di aprire le valvole della nostra anima.
La strada è quella che da Valona scende verso Sarande, ultima tappa del Road to Albania 442.
Si sale a quota 1055 metri fino a Qafa Llogarase bellissimo passo che costeggia il tratto montuoso della costa, ancora qualche curva affrontata in modo pigro e poi eccolo, l’imprevisto, l’inaspettato, quello che da un senso a tutto, quello che cercavo fin dal primo momento che ho deciso di affrontare questo viaggio, quello che cercavo fin dal primo giorno che ho impresso l’impronta dei miei pneumatici sulle strade al di là dell’Adriatico.
Lo schiaffo è quello di un paesaggio di una bellezza mostruosa, la strada si annoda scendendo lungo il versante della montagna, rimanendogli avvinghiata come se temesse di scivolare via verso il mare.
Un verde brullo che si tuffa dritto in un mare di un turchese accecante, forse anche complice la giornata di sole pieno che esalta, attraverso un cielo terso, tutto con una luce incredibile.
Impossibile descrivere o racchiudere questo in poche righe o anche nella migliore di tutte le fotografie, impossibile descrivere la sensazione di appagamento nel sentirsi tutta questa bellezza esplodere dentro.
Un viaggio che fino ad ora ci aveva regalato tanta incertezza e soddisfazione piena, verso tutte le nostre aspettative avventurose, ora ci regala anche la certezza della bellezza.

Poi Dhermi, passando dalla carinissima Himare per arrivare alla destinazione finale del Road to Albania 442.
Appaganti gli ultimi due giorni, la base è a Sarande dove con un po’ di trattativa ci aggiudichiamo a poco prezzo un hotel fronte mare nel cuore balneare della città.
Assolutamente imperdibile è l’oasi archeologica di Butrinto e poco più a nord la spiaggia di Ksamil.
Ancora oggi ringrazio il bicilindrico Marcello, che con le sue intuizioni mi ha permesso di conoscere luoghi che altrimenti la mia pigrizia mi avrebbe impedito.
Il Road to Albania 442 sostanzialmente per me si conclude qui disteso su una bianca spiaggia, baciato dal sole e refrigerato dalle onde di un mare cristallino in attesa di gustarmi una buonissima insalata greca.
Da qui in poi rimane giusto il tempo di arrivare in Grecia ad Igoumenitsa per imbarcarci e dare inizio così alle lunghe operazioni di rimpatrio.
Un viaggio intenso, imprevedibile e instabile in un territorio dove si percepisce ancora il senso di un paese in cui tuttora non si sono spenti gli echi di una feroce dittatura che lo ha letteralmente blindato dal resto del mondo, ma che oggi, nonostante tutto, lentamente e con forza cerca di rialzarsi.
Vivere il suo entroterra è stata sicuramente l’esperienza più forte ma fondamentale per chi come me vuole capire in fondo le realtà che attraversa.
Albania quindi non per tutti ma per molti, soprattutto per chi è in cerca di una avventura, meglio se con una enduro, perché sicuramente quando vi troverete, e vi assicuro che capiterà, di fronte ad un guado o ad una distesa di fango, il pensiero di tornare indietro non vi sfiori minimamente la mente.

Clicca qui per rivivere in video tutta l’emozione del Road to Albania 442.

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