La “questione salutare” nel mondo del mototurismo

Ormai con la stagione di mototurismo alle spalle è tempo di bilanci, riflessioni, racconti e perché no di nuovi progetti e propositi per il futuro.

Il resoconto finale è ampiamente positivo anche se accompagnato da un lieve senso di disagio, che mi porta ora a porre quella che io definisco la questione salutare nel mondo del mototurismo, non intesa come questione di salute fisica bensì come questione legata ad uno dei gesti più comuni di quella che dovrebbe essere una società cosiddetta civile e cioè il saluto.
Il saluto come elemento primordiale attraverso il quale ci si riconosce e attraverso il quale ci si apre alla conoscenza ed alla condivisione.
Da sempre tutti coloro che fanno parte del mondo delle due ruote  sono e si sentono accomunati da un forte senso di appartenenza.
Appartenenza ad una grande famiglia, che non ha confini, ne colori, ne bandiere.
Famiglia con le sue regole, i suoi codici, il suo grande senso per il rispetto altrui, famiglia attraverso la quale ci si può sentire a casa anche se siamo a migliaia di chilometri di distanza, attraverso la quale ci si può sentire i migliori amici in uno spazio che dura il tempo di un rifornimento di carburante.
Tutto questo è ribadito quotidianamente in tutte le strade del mondo attraverso il più semplice dei gesti, appunto, il saluto.
Tipiche sono le due dita protese a V ma anche un doppio lampeggio o un cenno del capo in quelle  situazioni dove è bene tenere le mani salde sul manubrio.
Indescrivibili ed uniche le emozioni provate la prima volta che mi sono avventurato in un vero e proprio viaggio con destinazione Porto Santo Stefano.
L’entusiasmo di incrociare le linee con un’altra moto, un altro membro della famiglia, è esploso in un saluto talmente trascinante che quasi ci siamo toccati le dita.
Così come uniche sono le sensazioni provate nello scambiare parole con le centinaia di sconosciuti motociclisti come solo riescono a fare persone unite da un profondo legame, da una profonda passione che si chiama moto.
Se pensate non esiste nessuna categoria di viaggiatore da quello più classico a quello più avventuroso, che si riconosce in un legame come il nostro.
Per questo motivo che i nostri itinerari diventano spesso esperienze non solo di mototurismo ma anche di vita indimenticabile.
La questione salutare nel mototurismo nasce dalla considerazione di come negli ultimi anni ci sia un imbarbarimento negli usi e nei costumi dei “nuovi” centauri.
Quante volte mi capita di rimanere tra l’indifferenza con le due dita appese in attesa di un qualsiasi cenno (piuttosto meglio essere mandati a cagare), o al di fuori del casco ricevere risposte a mezza bocca, sguardi dubbiosi, sospettosi, distaccati.
Cosa peggiore trovo sia veder utilizzare il saluto come elemento selettivo, marche con marche o settore di appartenenza con settore di appartenenza comportamento totalmente opposto al solidale spirito di aggregazione che contraddistingue il mondo delle due ruote.
Per fortuna la maggioranza della “famiglia” credo goda di buona salute e mi auguro fiducioso, che questa rimanga una semplice tendenza  figlia delle mode e delle superficiali passioni passeggere.

Esiste dunque veramente una questione salutare nel mondo del mototurismo?

Concludendo posso dire che la questione salutare nel mototurismo, riguarda a pieno titolo anche il nostro stato di salute perché vivere lo spirito motociclistico vuol dire vivere di emozioni profonde capaci di prendersi cura del nostro stato psicofisico tormentato dalle follie dell’esistenza quotidiana.

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