Circuito del Parco Regionale dei Monti Lucretili

Un viaggio non nasce mai per caso, c’è sempre un motore che lo genera.

Monti Lucretili copertinaNel mio caso il motore è la voglia di scoprire seguendo il fascino dell’imprevisto che solo la strada è in grado di regalare e la benzina che lo alimenta è una citazione a me molto cara che dice: vivere il viaggio è un atto d’Amore.
Come tale, l’atto d’Amore è qualcosa di irrazionale che ti nasce dentro senza sapere il perché e il per come e che esplode come una palla di cannone nei pensieri dove, curva dopo curva, prende forma e si struttura per poter essere poi vissuto in strada.

Stagione motociclistica, e non solo, particolare questa, è come essere entrato in curva troppo forte, la moto sbilanciata, la posteriore che scivola via verso l’esterno, il gas che si chiude per poi ritrovare una nuova ma brusca aderenza, che come uno schiaffo, raddrizza con violenza la moto ed ecco l’inevitabile e temuto hi-side, l’inevitabile volo plastico in aria. Poi il tonfo in terra, il buio.
Un tonfo pesante che ti lascia senza fiato, stordito, spiazzato.
Ci vuole tempo prima che l’aria torni di nuovo a gonfiare i polmoni e l’ossigeno a ridare una chiara forma ai pensieri, tempo prima che tutto questo lasci spazio alla conta delle cicatrici, non solo del corpo.
Le passioni sono le prime cose che vengono colpite e le ultime ad essere guarite ma per fortuna la passione per la moto è cosa che appartiene all’istinto, che con una forza quasi brutale, ti spinge a risalire in sella, a darci dentro finchè ce n’è.
Mi ritrovo quindi sulla mia Yamaha FJR 1300 con tanta voglia di scaricare a terra non solo tutti cavalli ma anche tutta la rabbia, le gioie e il dolore, le speranze e le paure.

Lanello del Parco Regionale dei Monti Lucretili

Il tracciato scelto è il Circuito del Parco Regionale dei Monti Lucretili, anello che si snoda a cavallo delle province diMonti Lucretili tracciato Rieti e Roma.
Dalla studio della cartina, rigorosamente Michelin, sembra promettere molto bene e prima di partire sento già salire l’effetto dell’adrenalina, buon segno.
La natura è quella di un parco regionale, le curve sono quelle di un entusiasmante Appennino centrale, un ottimo asfalto per divertirsi un po’ e una splendida giornata di inizio Settembre, difficile chiedere di meglio.
Il programma prevede di entrare nell’anello da Vicovaro (RM) e procedere quindi in senso antiorario verso Orvinio (RI), Nerola (RM), Montorio Romano (RM), Palombara Sabina (RM), San Polo dei Cavalieri (RM), per chiudersi di nuovo a Vicovaro.
Le aspettative sono puntualmente rispettate e prima di arrivare ad Orvinio, passando per Licenza e Percile, la strada si fa molto interessante.
Sono talmente concentrato al punto che il rumore del motore e del vento fanno da ovattato sottofondo alla vista della strada, che come una lama sembra voler affondare dentro il mio casco.
Ecco allora l’uscita da una curva a destra spalancando il gas, terza, quarta, arrivo ai 50 metri staccata, scalo, quarta, terza, frizione, freno motore e la moto che quasi da sola e senza paura si butta nella curva a sinistra. Il respiro che si interrompe fino a centro curva, fino a dove la concentrazione è massima.
Riapro di nuovo tutto il gas in uscita, riprendo a respirare ma è un attimo: staccata, freno motore e giù senza respiro per la successiva curva a destra.
Continuo così fino ad Orvinio dove arrivo con il fiatone e dove decido di fare una sosta, non fosse altro perchè Orvinio è classificato come uno dei borghi più belli di Italia.
Devo dire che questo primo tratto mi ha soddisfatto molto il che mi induce ad essere ottimista per la tappa successiva, Nerola con la sua bellissima rocca.
La mia Yamaha FJR 1300 continua a salire verso la meta con una ritmata e precisa danza destra sinistra che è per me soddisfazione allo stato puro.
È incredibile come dopo sei anni sia ancora lì a stupirmi con le sue prestazioni. Moto fantastica, esempio perfetto di stile KANDO.

Mentre sono lì, ancora assuefatto da questo senso di compiacimento, che se vogliamo ha anche qualcosa di egocentrico, rimango imbottigliato in un po’ di traffico e decido di prendermela comoda.
Non ho fatto a tempo a completare il pensiero che ecco apparire negli specchietti un trio di “mucche” dal manubrio alto.
E’ ora di andare al pascolo, è ora di portare le mie care “amiche” mucche a pascolare, penso.
Il tempo di un soffio e mi ritrovo davanti a me solo la strada con il trio ad inseguirmi con ordine, oserei dire, teutonico.
Mi sembra di andare su bene e infatti le distanze si allungano.
Fatico, progressivamente perdo di fluidità e precisione, chiudo leggermete il gas e in pochi secondi eccoli, che senza pietà, mi passano da tutte le parti.
Bocca aperta e occhi sgranati questa è l’espressione che rimbomba nel mio casco. Ci provo, loro sono bravi, vanno forte ed io mi rendo conto in quel momento di non averne più, bastano poche curve e il trio è già un lontano ricordo.
È andata proprio così la battaglia è persa e a questo punto non mi resta altro da fare che rifugiarmi tra le mura della città di Nerola. La battaglia è persa, è vero,  ma per fortuna la guerra è ancora lunga, molto lunga.

La rocca di NerolaÉ ora di pranzo, metà giornata è andata e decido di leccarmi le ferite a Nerola o meglio le dita visto che mi concedo una succulenta porzione di abbacchio alla scottadito (costolette di agnello alla brace) rigorosamente mangiato con le mani, ma prima di tutto questo mi fermo ad ammirare la rocca, è bellissima, peccato solo sia inaccessibile, almeno per me, poichè destinata ad hotel di lusso, molto di lusso.
Un buon caffè segna lo spartiacque tra la fine e l’inizio della seconda parte di giornata dove mi aspetta il tratto occidentale del Parco Regionale dei Monti Lucretili.
Da Nerola scendo verso Montorio Romano, Monteflavio, Moricone.
Le grandi aspettative, confermate nel lato orientale, sono purtroppo però disattese.
Il fondo stradale non è il massimo così come la guidabilità, traffico, panorami non esaltanti e in generale una fastidiosa sensazione di disordine generale.
In tutto questo però ci sono tre perle che meritano il cicroletto rosso: Palombara Sabina, di cui ho potuto ammirare solo lo skyline, Vicovaro di passaggio, per arrivare poi a San Polo dei Cavalieri destinato ad essere l’ultima sosta.

Monti Lucretili partire o non partire?

Tirando le fila della giornata posso dire che il marchio distintivo dell’area dei Monti Lucretili è senza dubbio la ricca presenza di castelli e rocche, che svettano praticamente in ogni centro abitato attraversato.
Tracciando una linea che unisce Nerola a Vicovaro, questo itinerario può essere tranquillamente diviso in due: una parte occidentale ed una orientale.
Il lato orientale è quello che mi ha regalato più soddisfazioni e quindi il mio consiglio è di entrare direttamente nell’anello da Nerola e procedere in senso orario verso Orvinio, fissando il punto di arrivo a San Polo dei Cavalieri.

Molto ricca inoltre è l’offerta gastronomica con numerose trattorie.
Trattorie nel vero senso della parola, spartane e con pochi piatti da scegliere ma dove poter mangiare cibi assolutamenteSan Polo dei Cavalieri genuini e dove non è difficile trovare ancora la nonnina, che con tanta forza e passione, tira la sfoglia per la pasta fatta in casa, le immancabili fettuccine.
Il tutto tradotto in un altissimo rapporto qualità prezzo.

Detto così il Circuito dei Monti Lucretili non sembrerebbe una meta da inserire nei nostri roadbook ma non è così perché secondo me andrebbe considerato in un contesto mototuristico più ampio che includa, a nord est nella provincia di Rieti, il Lago del Salto, il Lago del Turano e l’adiacente Riserva Naturale dei Monti Navegna e Cervia e a sud est nella provincia di Frosinone, il Parco Regionale dei Monti Simbruini.
Un trittico questo che decisamente merita di essere ripreso e completato e che sicuramente riprenderò e completerò.

Sensazioni di ritorno

Sono oramai sulla via del ritorno, istintivamente lo sguardo si allunga verso lo specchietto sinistro alla ricerca di una conferma che non arriverà mai ed è in questo preciso momento che mi accorgo come nel tempo il mio modo di concepire il viaggio in moto sia cambiato. Non saprei se in meglio o in peggio, è semplicemente cambiato.
Dall’essere una cosa quasi esclusiva da vivere a mia immagine e somiglianza, come sorta di out-out, mi sono reso conto come ora l’esigenza di viverlo in modo condiviso sia diventata un elemento, non dico imprescindibile, ma di grande importanza si, et-et.
Questa piccola nota malinconica mi accompagnerà per tutto il viaggio di ritorno dove lo specchietto di sinistra continuerà a non darmi risposte e dove il prossimo viaggio inizia già a materializzarsi sotto forma di grande voglia.
Ancora non so dove e quando, ma sono già in moto tra le curve dei miei pensieri alla ricerca di quella perfetta, all’uscita della quale poter ritrovare quel mio disegno che molto tempo fa era nato come un sogno. Lacio drom.

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