IL GRAN SASSO D’ITALIA E IL PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO

BarreaSpesso, quando si parla di mete turistiche, ci si imbatte in classifiche o comparative per assegnare la palma del posto migliore, il più bello, “the best of” come se il concetto di bellezza possa essere in qualche modo schematizzato, ingabbiato in una sequenza numerica crescente dove al primo assegnare il titolo di eccellenza, il luogo dei sogni, il luogo al quale tutti dovrebbero aspirare, e del quale rammaricarsi qualora non appartenga ai nostri confini o gioire qualora invece ne appartenga.
La bellezza è un concetto che viaggia lungo binari di unicità al di sopra di qualsiasi tipo di classificazione.
Ciò che è bello rimane bello, né più né meno, ma semplicemente bello e quindi per questo appagante ai sensi.
Questa è la premessa con la quale mi avvicino ogni volta ad esplorare un posto nuovo, certo che mi regalerà un qualcosa di bello, un paesaggio, una emozione una conoscenza, un semplice attimo che sicuramente colmerà quel senso di appagamento che ricerco in ogni viaggio.
Dal mio punto di vista una delle discriminanti principali per valutare la qualità di una meta è immergermi nel suo entroterra più profondo.
Nell’entroterra di un paese si possono trovare tutte le sue caratteristiche, le sue originalità, le radici culturali, le dimensioni e le forme paesaggistiche.
Che ci crediate o no mi ritrovo a fare tutte queste considerazioni mentre sono circondato dalla bellezza del Massiccio dell’Appennino Abruzzese, con colonna sonora fatta di vento e del rumore della mia Yamaha FJR 1300.
C’è poco da dire ma molto da fare nel senso che la nostra bella Italia ha una ricchezza sconfinata, con tanto ancora da svelare e tanto ancora da valorizzare.
Ricchezza che cambia e si rinnova curva dopo curva, passo dopo passo, costa dopo costa.
Anche a pochi chilometri di distanza si possono trovare realtà tanto simili quanto opposte, a volte anche conflittuali, fatte di forti tradizioni, particolarità, tipicità che rendono il viaggio nel cuore del nostro territorio un susseguirsi di emozioni, di spunti, di scorci sempre nuovi e sorprendenti da scoprire.
Questo è in sintesi per me il viaggio sulle montagne abruzzesi, un itinerario a dir poco entusiasmante soprattutto per chi come me ha la fortuna di poterlo vivere in moto.
Esaltanti sono le curve che stringono in un dolce abbraccio gli imponenti massicci calcarei che svettano potenti fino a toccare il cielo e incredibili sono i borghi, che con ostinazione e tenacia, così come i loro abitanti, rimangono aggrappati ai pendii rocciosi incuranti degli effetti della gravità.

Una tre giorni molto intensa iniziata non nel migliore dei modi, una grandinata mai vista seppellisce per diversi chilometri tutte le tre corsie della A1, per continuare poi il sabato mattina con la sfida più difficile, passare una distesa di ghiaccio beccata a quota 1600 mt a Campo Staffi (FR).
C’è da raggiungere Avezzano (AQ) e tornare indietro è impossibile, mi aspetta un gruppo di eliche “arrabbiate” per il giro della giornata sul Gran Sasso d’Italia e non posso fare tardi.
Alla fine con coraggio e fatica riesco ad uscirne ed accumulare un ritardo di solo mezz’ora, che considerando la difficoltà della situazione trovata in quota, mi rincuora con un certo senso di soddisfazione.
D’ora in poi per me sarà un crescente susseguirsi di emozioni adrenaliniche, traiettorie pazzesche, e sfide con un gruppo di motociclisti veramente in gamba.

IL GRAN SASSO D’ITALIA

E’ incredibile come sul Gran Sasso d’Italia qualsiasi strada si decide di percorrere si ha la sensazione di aver fatto la scelta giusta.
Un asfalto quasi sempre impeccabile, tanto grip e paesaggi incantevoli.
Ci si può divertire veramente tanto, sia non alzando mai lo sguardo oltre la linea bianca, sia semplicemente lasciandosi deliziare dalle meraviglie paesaggistiche.
Non può e non deve mancare nei nostri roadbook il Passo delle Capannelle e il Lago di Campotosto (AQ), dove poter considerare, volendo, Amatrice (RI) come ottima destinazione per la pausa pranzo.

Parco Nazionale del Gran SassoElemento di congiunzione è la Statale 80 che da modo e chilometri per maltrattare la manopola del gas, gomme e spirito da centauro non possono che ringraziare.
Imperdibile inoltre è la sosta caffè al Corno Piccolo, quota 2600 mt, per uno spettacolo a dir poco mozzafiato.
Da qui in poi si apre un mondo di curve e divertimento tutto da scegliere ed inventare.
Arrivati a Montorio al Vomano (TE) si scende verso Isola del Gran Sasso d’Italia e il santuario di San Gabriele.
Ora le opzioni sono due, o proseguire per Castel del Monte (AQ), magnifica apparizione in mezzo al nulla, oppure deviare per Campo Imperatore.
Piccola nota a margine per Campo Imperatore a molti noto come il Tibet italiano, definizione che proprio non mi va giù, e quindi perché non definire il Tibet come il Campo Imperatore tibetano? Decisamente meglio.
Grossomodo la giornata si conclude così dopo circa 400 km di curve incalzanti, tanto divertimento e ottima compagnia ma anche tanta stanchezza accumulata, non tanto per i chilometri fatti ma quanto per le situazioni di alto rischio e stress, come l’epocale grandinata sulla A1 e la lastra di ghiaccio incontrata in quota.
Niente che una buona cena a base di arrosticini e un buon sonno non possano sistemare.

IL PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO

Domenica è tutta un’altra storia. Si inizia con un bellissimo e caldo sole che riflette sulle carene delle nostre moto, irradiando una seducente luce abbagliante.
Queste sono le moto, questo significa andare in moto, basta un niente, un semplice squarcio di sole per rinforzare la granitica consapevolezza di come valga sempre la pena affrontare anche situazioni particolari, stressanti, pur di essere li in quel momento.

Il programma, circa 500 km totali, prevede il territorio della Marsica con il Parco Nazionale d’Abruzzo.
Si scende lungo la Val Roveto costeggiando il Fiume Liri come riscaldamento prima di affrontare la pista che porta a Forca d’Acero.
Qui sulla Statale 666, sarà il numero, saranno le condizioni del fondo, si sale come indiavolati, i 160 km/h raggiunti, in un tratto tutto curve, la dice lunga sulle performance che questa bellissima strada è in grado di offrire.
Anche in questa zona non c’è modo di appagare il senso di stupore per la tanta bellezza e divertimento che si rinnovano curva dopo curva. Ed allora ecco Pescasseroli (AQ), il Passo del Diavolo, Barrea (AQ), Lago di Barrea e Scanno (AQ).
Qualsiasi rotta di asfalto decidiate fare non potete assolutamente non passare per le Gole del Sagittario seguendo la Statale 479 che porta a Sulmona.
E’ come se questo spettacolare e suggestivo canyon, scavato dalla millenaria erosione delle impetuose acque del fiume Sagittario, mi prendesse letteralmente per mano per accompagnarmi in una danza guidata lungo flessuose e sinuose traiettorie.
Come svegliato da un sogno lucido dopo un intenso effetto R.E.M., mi trovo fuori dalle gole circondato solo da aspre rocce, tanto è stato il trasporto emotivo nel condurre questo breve tratto di asfalto, che non ho avuto la necessaria ragione per fermarmi e fare il consueto report fotografico, motivo in più per tornare.
Avrete a questo punto capito, che infinite sono le soluzioni che le maestose montagne abruzzesi possono offrire.

TERRA D’ABRUZZO TERRA DI MOTOTURISMO

Fate quindi un bel pieno di benzina, controllate la pressione degli pneumatici, caricatevi di adrenalina con la vostra play list preferita e lucidate a fondo la vostra visiera.
Tutto sulla nostra due ruote e nella nostra testa deve essere perfettamente in ordine e in grado di offrire una prestazione di carattere, perché sul Massiccio Abruzzese si fa un Motociclismo con la emme maiuscola.

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